SALAMMBÒ
DRAMMA LIRICO IN QUATTRO ATTI
D I
A. ZANARDINI
MUSICA DI
NICOLÒ MASSA
TEATRO ALLA SCALA
CARNEVALE- QUARESIMA 1 88 5 -86
IMPRESA FRATELLI CORTI
R. STABILIMENTO RICORDI
MILANO - ROMA - NAPOLI - FIRENZE - LONDRA
Per la Francia ed il Belgio PARIGI - V. DURDILLY & C.iB - PARIGI 1 1 bis, Boulevard Haussmann.
Proprietà per tutti i paesi. — Deposto. Eni. Sta. Hall. Diritti di traduzione riservati.
PERSONAGGI
Tamburlini Angelo
Salammbò, figlia di . . Bellincioni Gemma
Amilcare Barca , grande ammiraglio
cartaginese
Spendio, schiavo greco
Mathos, sommo duce dei mercenari . Ortisi Gaetano
Narva, principe dei Numidi .... Pozzi Francesco
Taanach, schiava nubia Petich Maria
Giscone, generale cartaginese . . . Lagomarsino Angelo
Voce interna Poli Adele
CORI E COMPARSE
Mercenari (Greci - Liguri - Siculi - Celti - Baleari - Nu- midi, ecc.) - Schiavi e Schiave - Sacerdotesse negre di Tanit - Sacerdoti e custodi del tempio di Tanit - Guer- rieri - Citaredi - Nocchieri - Anziani e Popolo - Guardie della legione sacra - Araldi - Ambasciatori - Pontefici di Moloch e di Eschmùn - Sacerdoti di Khamon, di Melkarth, di Abbadir, di Cerere, di Rabetna, ecc.
DANZE
Atto II. Le Fanciulle di Tanit. Atto IV. Le Sacerdotesse di Abbadir (Marcia del corteggio).
Epoca: Tra la prima e la seconda guerra punica.
Maestro concertatore e direttore per le Opere, cav. Franco Faccio Sostituto, cav. Coronavo Gaetano Maestro direttore dei Cori, Cairati Giuseppe - Sostituto, Galli Remigio Primo Violino solista, De-Angelis Gerolamo Primo dei secondi Violini, Bastoni Giovanni Primo Violino e direttore d'orchestra pel Ballo, Venanij Angelo Primo Violino di spalla e sostituto pel Ballo, Alberto Pesci Prima Viola per 1' Opera, Calzolari Riccardo Primo Violoncello per V Opera, Magrini Giuseppe Primo Violoncello pel Ballo, Negri Giuseppe Primo Contrabasso per l'Opera, Negri Luigi - Sostituto, Jenuscky Giovanni Primo Contrabasso pel Ballo, Motelli Nestore Primo Flauto per l'Opera, Zamperoni Antonio - pel Ballo, Pia^a Italo Primo Ottavino, Cantù Giuseppe Primo Oboe per 1' Opera, Carcano Angelo - pel Ballo, Posali Temistocle Primo Clarinetto per l'Opera, cav. Orsi Romeo - pel Ballo, Sassella Luigi Primo Fagotto per l'Opera, Torriani Antonio - pel Ballo, Borghetti Gius. Prima Cornetta dell' Opera e del Ballo, Porcedda Efisio Primo Corno per 1' Opera, Pedoni Paolo - pel Ballo, Mariani Carlo Prima Tromba per l'Opera, Falda Gaetano - pel Ballo, Borroni Luigi Primo Trombone per 1' Opera, Nevi Pio - pel Ballo, Cornassi Fed.° Bombardone, Porta Natale Prima Arpa, Sor mani-Moretti Carlotta Prima Arpa del Ballo e Seconda per 1' Opera, Pavesi Ester Gran Cassa e Piatti, Vanetti Giuseppe e Borioli Carlo Timpani, Gavasi Luigi - Organo e Fisarmonica, Galli Remigio Ispettore per le Opere, Archinti Gaetano Maestro direttore del Corpo di Musica Municipale, Guarneri Andrea Ispettore pel Ballo, Fogna Giovanni Scenografo, Zuccarelli Giovanni Collaboratori, Sala Luigi - Lovati Francesco - Fan/ani Alfonso Gelbi Antonio - Salvi Abele - Dell' Orto Vincenzo - Crosti Angelo Direttore ed inventore del Macchinismo, Caprara Luigi Vestiarista proprietario, Eredi Vicinelli Attrezzista proprietario, Rancati e Comp. Fornitori della Luce Elettrica, A. Be^i e Comp. Fornitori proprietari dei Pianoforti, Ricordi e Fin^i Parrucchiere, Venegoni Eugenio — Gioielliere, Corbella Achille Fiorista e piumista, Robba Eugenia - Calzolaia, Maweroffer Rosa e Figlia Fornitore degli istrumenti, cav. Pelitti Giuseppe Tappezziere, Ditta Serafino Guerra.
La rivolta dei mercenari, guidati da Mathos, il con- dottiero libio, contro Cartagine, tra la prima e la se- conda guerra punica, la defezione dalle loro file di Narva, duce dei Numidi, nonché la finale disfatta dei primi, ad opera di Amilcare Barca, sono diffusamente narrate da Polibio e formano il momento storico , in cui si svolge la presente anione.
Giova sapere però che il Sacro Velo di Tanit, la Dea tutelare di Cartagine, detto lo Zainfo, simboleg- giava nelle credente africane, la incolumità e la gran- de^a dell' alma città, onde le cure gelose dei riti che vi si riferivano, la vigilanza delle sacerdotesse preposte alla sua custodia, e lo sformo costante dei nemici suoi per riuscire ad impadronirsene.
Ciò valga a spiegare buona parte dell' intreccio del dramma e a giustificare in parte i subitanei passaggi di Salammbò, la figlia di Amilcare, prima sacerdotessa di Tanit, dalle estasi dell'amore nascente per Mathos, il vincitore, alle imprecazioni violenti dell'odio contro il predatore sacrilego dell' emblema celeste; indi l'alternarsi di questo vivo contrasto di affetti sino alla catastrofe fi- nale, in cui la pietà suprema vince gli antichi rancori e consiglia alla misera il sacrificio di se stessa.
ATTO PRIMO
«J.
I giardini di Amilcare, a Megara, nei sobborghi di Cartagine.
SCENA PRIMA.
i" Mercenari, parte seduti alle tavole e parte confusamente sdraiati, serviti dalle schiave. - Narva, pensieroso, seduto a parte. - Indi Giscone.
CORO GENERALE
Me coppe! le coppe - dai sacri metalli! I vecchi falerni - dalle anfore d'or! Le schiave di Nubià - dei Numidi i balli... I sistri, le tube, - dell'orgia i clamor! Il Greco sul plettro - declami i suoi carmi, Nei fibuli strida - il vosco cantori S'incendiin le nafte! - sui pallidi marmi Riflettano sprazzi - gli immensi fulgor! Si sfrondino i cedri, - si spoglino l'are, Se a mille i talenti - Cartagin non dà ! Etiope, Cantabro - Sican, Baleare, La face che strugge - in mano ti sta !
(tumulto)
NARVA
(sorgendo con esaltazione)
Oh ! il mio sogno ! il mio sogno ! O Salammbò !
Tu sferzavi superba i miei leoni, Dal cocchio d'or, per le infocate arene;... E schiavi e prenci del deserto proni Nell'oasi stavan acclamando a te !
Ed io, correndo fra le turbe estatiche,
Mute per te d'amor, Nel tuo sorriso mi beava e un fascino Nuovo sentia nel cor.
I MERCENARI
(fissandolo, fra di loro)
A qual fantasima il fiero Numida
Or brucia incensi ? Quale ne affascina fatata imagine
E mente e sensi ?
NARVA
E dal carro balzavi e, il crin disciolto, Salivi in groppa al mio corsiero bianco... Con la tua guancia mi sfioravi il volto, E colla man mi ricingevi il fianco: Ed io riverso, col mio bacio ardente,
Calmando il tuo sospir, Tra le mie braccia ti sentia languente Quasi d'amor morir!...
(con desolazione)
Ahimè ! che il dolce' sogno
Fuggito è a voi!... Ahimè ! della mia vita
Scomparso è il sol !...
CORO
(ritornando all'orgia con crescente tumulto)
Le coppe ! le coppe - dai sacri metalli ! I vecchi falerni - dall'anfore d'or ! ecc.
(comparisce dal fondo Giscone scortato dalle guardie della legione sacra) GISCONE
Che si vuole da voi?
CORO
(minacciando)
Le coppe d'or, Le tue donne, i tuoi Numi, i tuoi tesor!
GISCONE
Non tentate i leoni, o traditor !
CORO
(facendo retrocedere i legionari)
Morte, scempio, sterminio, rovina ! Crolli, cada l' infame città, Sventolare l' insegna latina Dai suoi spaldi fra poco dovrà!
(Giscone si allontana protetto dalle aste dei legionari. Ad un tratto i tumultanti si arrestano all'udire una voce dall' interno)
VOCE INTERNA
Ahi come greve è l'aere!... Ahi come è scarso il sol
Nel mesto ciel ! Ha del deserto il nibbio Tarpato il dolce voi
Al mite augel. Della sua cella ai porfidi Invan del prigionier
L'unghia si frange : E mentre là tripudia Il punico guerrier,
Ei solo piange !
ALCUNI DEL CORO
Oh il triste canto !,..
GLI ALTRI
Sono i captivi.
I PRIMI
Liguri ?
I SECONDI
Greci... sepolti vivi !
TUTTI
Sien franti i ceppi !
(parte accorrono fuori e rientrano seguiti da Spendio, da Taanach e dagli altri prigionieri, uomini e donne, che irrompono in scena alla rinfusa)
SCENA IL Spendio facendosi largo e dominando la scena.
O Cartago!... Cartago ! antro, riparo
Di predator ! sulla bugiarda lance
Mercatando l'onor, pesi il delitto
Come l'arte e la gloria. A piè de' tuoi
Tetri delubri l'angue néro dorme,
Simbolo delle tue gesta codarde.
Dorma!... e al pigro leon, che parte il covo,
Squarci l'odiato fianco,
La fionda celta e l'asta lusitana,
Che sol di sprezzo munerar tu sai.
Ora a Cartago o mai !
IO
TUTTI
Ora a Cartago o mai !
(si odono entro le scene squilli di trombe)
Il Duce, il Duce!
Che ne l'adduce ?
Tremi Cartagine,
Se guerra vuol ! Del gran guerriero
Nel guardo fiero
Della vittoria
Risplende il sol.
(entra Mathos seguito da duci e guerrieri)
Salve, Mathos ! - pugnando da forti Con te vincer - sapremo o morir.
(Mathos s' inoltra salutando i mercenari e gli schiavi)
SCENA III. Mathos.
O miei fieri compagni, o miei leoni,
Le vostre aste ove sono ?
E le daghe e le fionde ? Altro non odo
Che il cozzar delle coppe;... altro non vedo
Che ridde di fantasime ed intanto
Cartagine v5 insulta,
Cartagine vi sfida !
E a me, che per il sangue vostro, o prodi,
Equa chiedea mercede,
La cortigiana rispondea : s'uccida !
TUTTI
(con furore)
Morte, scempio, sterminio, rovina! Crolli, cada l' infame città ! L'asta ibera, cantabra, latina Dominar da' suoi spai di dovrà.
MATHOS
A me lo scudo d'or ! Della sua daga
Lo percuota tra voi
Chi del punico oltraggio
Col ferro vuol rimarginar la piaga.
(alcuni guerrieri portano a Mathos lo scudo. Tutti i duci lo percuotono col pomo della spada. Solo Narva rimane in disparte fissando ansiosamente la porta rossa, ov'è comparsa Salammbò)
II
MATHOS
(a Narva)
Tu sol Numida non percuoti ?
NARVA
Mira !
(addita Salammbò, che è uscita sul terrazzo. Essa ha una piccola lira d'ebano. Dietro a lei escono le Sacerdotesse negre di Tanit portando arpe dorate. Stupore generale)
SCENA IV.
Le Sacerdotesse si dispongono in due file, lungo la gradinata. Salammbò dall'alto volge lo sguardo intorno sulla folla immobile e muta.
LE SACERDOTESSE (accompagnandosi colle arpe)
Piovon dagli astri lagrime -
In meste fila d'or... Sovra lo stelo piegansi Inariditi i fior, Se non innondi Di rai fecondi, Scinta di vel, Tanit, il ciel !
(durante il Coro, Salammbò scende lentamente la gradinata) MATHOS •
Oh la divina apparizion !
NARVA (fra sè)
È dessa !
CORO
D'onde scende costei ?
TAANACH
(guardando Narva)
Misera me!
Com'ei la fissa!
SPENDIO
Vision non è !
12
SALAMMBÒ
(avanzandosi nobilmente)
Chi vuol tra voi che la mia stella muoia ? Chi vuol tra voi che del cipresso nero Si stenda l'ombra sul mio freddo cor ?
MATHOS
Perchè morir di' tu ? Muoion le Dee ? Muor sulla terra il genio del dolor ? Parla, canta... sospira! Tace l'odio al vibrar della tua lira !
SALAMMBÒ (guardando ispirata la luna)
Mistica Dea, che un etere Purissimo d'argento, Fra le armonie sideree, Versi nel firmamento,
Pria d' involarti, al sorgere ; Delle infuocate aurore, Spandi di pace un raggio Sui campi e sulle prore !
Rendi al deserto i pardi, Fa rifiorir gli ulivi ; Agli animi gagliardi Insegna a perdonar!
TUTTI
(compresi di stupore)
Forse scesi ai passi suoi Dalle nubi son gli Dei? Tace P ira innanzi a lei ; Muto è il labbro ed arde il cor.
SACERDOTESSE (continuando la loro cantilena)
Piovon dagli astri lagrime In meste fila d'or...
MATHOS (accostandosi a Salammbò)
Pace tu chiedi, o donna, e pace avrai : Ma quale pegno d'amistà mi dai ?
(ad un cenno di Salammbò una schiava le porge un nappo)
*3
SALAMMBÒ
Dai vostri cor Tanit Divelga gli odi rei! Io bevo a voi. Tu liba Dove si son posati i labbri miei !
(presenta il nappo a Mathos)
MATHOS
(con entusiasmo)
Farmi al cielo salir
Teco vuoi tu, poiché immortai tu sei?
(beve) NARVA
No, per l'averno!... a me non rapirai La casta luce dei miei sogni... mai!
(toglie dal turcasso di un soldato una freccia, e con moto rapidamente convulso la lancia contro Mathos, ferendolo. Tutti, meno i Numidi e Taanach, si avventano contro il feritore)
CORO
Morte al Numida ! Cada, s'uccida ! 1/ ignobil angue Schiacciar si dè ; Sangue per sangue, Non v5 ha mercè !
TAANACH
(a Mathos scoprendosi e brandendo un corto pugnale)
Sia salvo, o spenta Cado al tuo piè...
SALAMMBÒ
(a Mathos)
Viva! Essa l'ama.
MATHOS
Ebben, sì... viva ! Scordo l'offesa Per tua mercè.
(indi volgendosi al Coro con autorità)
Or tutti... amici e schiavi intorno a me!* Per odi rei di popoli e di re, v Finor, pugnando, il sangue mio perdei.
H
Questo, che sgorga, consacro agli Dei: (a salammbò) E il primo sangue che versai per te,
(Salammbò, dopo aver fissato Mathos con insistenza, risale maestosamente al palazzo. Dietro lei le Sacerdotesse. Tutti la seguono con lo sguardo)
CORO
(sottovoce)
Sacro agli Dei
Il primo sangue, che versò per lei... Ahimè! ahimè!
TAANACH (a Narva additandogli Salammbò)
Avrà colei
Pel tuo rivai le ebbrezze degli Dei, L'odio per te !
(Salammbò è rientrata nel palazzo. La porta .rossa si è .rinchiusa. Narva è scomparso tra la folla)
• • -' SPENDIO
(con veèmeriza a Mathos)
E che?... muto tu sei?
Qual d'averno malia vile ti rende ?
La vendetta vorrai scordare e il giuro?
Orsù, l'odio ti desti!
Là... Cartago ci sfida. Alla vittoria,
O alla morte corriam ! All'armi, all'armi!
(squilli di trombe da varie parti entro le scene. Mathos si scuote. Tutti insorgono e si slan- ciano gridando :)
TUTTI
A Cartagine tutti ! All'armi, all'armi !
Cala rapidamente la tela).
ATTO SECONDO
Il sacro balneo nel tempio di Tanit in Cartagine.
Nel mezzo la statua della Dea Tanit.
SCENA PRIMA. Taanach.
* chiava ancora per te ! Qui di mia mano 'Ribadii mie catene, onde vegliasse, ? Crudo amator, Il mio genio geloso ai suoi guanciali. Schiava son io di mia rivai!... Che monta? All'anima men grave Tortura è questa, che veder da lunge Sul . triclinio fatale
L'ombra passar dell'uom, che m'ha tradita.
Tu comparivi a voi d'oltre il deserto,
Mio bel guerrier, sul bianco corridoi'.
Era al tuo sen nell'oasi un seno aperto...
Rispondean le mie febbri a' folli ardor ! Ed or?... ed or?... Noi spegnevam le moribonde faci...
Anche le stelle si coprian d'un vel.
Più non s'udia che il fremito dei baci...
L'estasi in terra, ed i silenzi in ciel. Ed or?... ed or?... Che facesti di me? Tigre èrrabondo
Ritorna al covo dei tuoi primi amor !
Se è ver che ancora v'ha pietà nel mondo,
Dammi la pace, non lo strazio al cor!
SCENA IL
Entrano le Sacerdotesse negre di Tanit. Dietro loro Salammbò con le Ancelle, vestita di una leggiera tunica bianca coi ca- pelli sciolti sulle spalle iguude, si reca al bagno.
LE SACERDOTESSE
Le ambre si spargano Sui tripodi d'argento,
Voli per l'aere Un mistico concento.
i6
Il gran Pitone Gli egri sonni dorme,
E del leone Ha perse il nubio l'orme.
Sciolga la fulgida Chioma la Pitonessa!
È al fianco turgido L'onda immortai concessa.
In essa immergasi, Scinto l'estremo vel!
Han sol le Veneri A contemplarla dal remoto ciel.
(Salarambò ritorna dal bagno. Siede sullo sgabello. Le Ancelle l'adornano, mentre le fanciulle di Tanit intrecciano mistiche danze. Terminate queste, le Sacerdotesse, cantando, escono a passo lento, seguite dalle Ancelle)
SCENA III.
Salammbò si appressa all'ara per invocare la Dea ma tosto se ne ritrae.
SALAMMBÒ
Ahi come fredda è a me quest'ara, e come >Di quelle preci moribonde il suono Poco vale a calmar gì' impeti, ond' io, Inconscia fino ad or, commossa sono !
Nelle concave perle, Ai tramonti del sol, Degli acri cinnamomi Aspirando gli aromi, Bianca al par d'una morta Nel suo freddo lenzuol, Fredda e inerte siccome La statua del dolor, Vado gridando un nome, E par che in seno mi si spezzi il cor!
Poi al gemer dei venti, Al cader delle notti, Fra i palmizi silenti, Fra i diruti acquidotti, Vago a caso, e mi par Sempre un'ombra, una sola, Senza luce e parola Intorno a me trovar!
*7
E s'arresta il mio canto, E prorompo in un pianto D' ineflabil pietà... O arcana voluttà Di geloso terror, d'odio, d'amor! Ah sì, d'amor Ombra mesta e gentil Non mi fuggir! Irradia Di tua casta scintilla il mio sopor !
(si adagia sul letto. Le faci si spengono. Solo una piccola lampada d' argento spande una luce fioca sulla scena)
SCENA IV.
Taanach si avanza dal fondo guidando Mathos e Spendio,
TAANACH
(a Mathos)
Vieni... deserto è il delubro.
MATHOS
Oh visione ! Gli occhi ardenti ci guardano D'un Nume irato!...
(odonsi canti interni)
Qual mistero velasi In quei lugubri canti ?
TAANACH
Non paventar. Dei sacerdoti è questa La monotona nenia.
(con Mathos si ritrae presso le colonne) VOCI INTERNE DI SACERDOTI
Tanit! Tanit! Immacolata Dea! Azzurro come il ciel Il tuo manto scintilla. Lo guardano le stelle
Invidiose I balsami gli rubano E ninfe e rose. Sacro zainfo, in te Sta di Cartago il fato!
Niun ti possa toccar, velo adorato !
(le voci svaniscono)
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TAANACH
Tutto tace, non v' ha periglio. Ed ora (a spendio) A te sia guida l'odio (a Mathos) a te l'amore.
(scompare. Spendio s' inoltra con Mathos fra le colonne a sinistra e ritorna tosto in scena)
SPENDIO
Ov'è il manto fatai ? Ov'è il sacro zainfo ?
MATHOS
E dov' è dessa ? Taci!... ascolto un sospir... Oh fosse lei!... Mi sembra di morir!
(con viva agitazione)
Tu cogli emblemi - dei tetri Numi Trafuga il fato - di plebi e re... Dei suoi sospiri - dei suoi profumi Spirar le ambrosie - concedi a me. Quel che m' investe - fuoco celeste Umana forza - non può domar !
SPENDIO
Chè non inciti - con molle metro Le tue coorti - l'orgia a cantar ? Frangi la daga - dà mano al pletro Se, re dei forti - non sai che amar. D'amor demente - t'inebbria ,a' baci... Gli alti destini - corro a tentar!...
(scompare rapidamente a destra)
SCENA V. Mathos.
Un sospiro!... essa è qui... Da quale in terra Labbro uman cosi dolce il suon si spande ?
(una luce rosea si diffonde per la scena. È l'alba)
A lei mi guida il raggio dell'aurora. Oh profumo d'amor!... qual altro olezza Fior, come quel, che alle celesti membra Sposa la gemma delle sue ghirlande ?
(si accosta al letto)
Sogno adorato - sacro deliro !
Chè non poss' io Spirar nell'alito - del tuo respiro
Lo spirto mio ?...
Delle tue labbra - sugger tremando
Le voluttà? Pari a tal sogno - estasi eterea
Il ciel non ha !
SALAMMBÒ
(sognando)
Oh ! il mio baldo guerrier ! « Questo che sgorga consacro agli Dei... E il primo sangue che versai per te ! »
MATHOS
(esaltato)
Cieli ! Numi ! Essa m'ama !
SALAMMBÒ (sempre sognando)
Ma io lo fonderò Con le lagrime mie!... Perchè mi manchi? Chiudimi col tuo labbro gli occhi stanchi!...
SCENA VI. Rientra Spendio col sacro ^ainfo.
SPENDIO
(fra sé)
È perduto!... oh il più vii tra gli ignavi! Egli l'ama... Un abisso si scavi D'odio insieme e di spregio tra lor.
(accostandosi a Mathos, gli getta il velo sulle spalle)
Il fatidico manto ho strappato!... Di Cartagine' il genio è sfatato. Vulnerar non ti può braccio umano : Tu comandi ai destini, agli amor !
MATHOS
Essa m'ama, riprendilo !
SPENDIO
Insano !
Fu quel grido dei sensi l'error.
(si odono gli squilli dei sacri tingili percossi dai Sacerdoti. Si è fatto giorno) VOCI INTERNE
Tank! Tank! Immacolata Diva,
Trafuga i raggi Mesti d'argento dall'etiope riva !
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20
(Salammbò si desta di soprassalto e balza a terra, Mathos si ritrae. I primi raggi, penetrando dalle alte aperture, lo illuminano. Egli è avvolto nell'ampio velo stellato, che scintilla. — Salammbò si slancia con impeto)
SALAMMBÒ
Sacrilegio ! abbominio !
Violator delle are ! Empio ! su te
Maledizion, che spogliasti Tanit!
Odio, vendetta, massacro, dolor!
Delle pugne ti squarci il Dio ! Ti affoghi
Dei morti il Dio ! Degli occhi miei, vii serpe,
Delle mie labbra avvolgati Y incendio !
Taanach, Eva, Micipsa... Or tutti a me!
(accorrono tumultuosamente le Sacerdotesse, i Pontefici, i Guerrieri, i Custodi del tempio e le Ancelle)
SCENA VII.
SALAMMBÒ (alle turbe irruenti)
Mirate !
TUTTI
(slanciandosi contro Mathos e Spendio)
Morte !
SALAMMBÒ
Niun lo tocchi ! E il velo Fatato della Dea...
CORO
Sciogli il celeste manto, Profanator codardo , Paventa il fiero dardo Del Dio vendicator !
Mira ! son cento lame, Che non avran mercè ! Maledizion, o infame, Anatema su te!
Arretra, arretra il, piede, O vile predator !
SALAMMBÒ
Una divina fede Strappata m' hai dal cor !
(Mathos indietreggia, facendosi schermo del velo. Spendio gli sta a tergo. I Sacerdoti, i Pon- tefici, i Guerrieri lo minacciano con le ferule, coi pugnali, con le daghe, senza osare affrontarlo. Salammbò lo incalza in atto di terribile imprecazione. — Cala la tela).
ATTO TERZO
— 4 — PARTE PRIMA.
Il campo dei Mercenari nella campagna di Cartagine.
SCENA PRIMA.
All'aliarsi della tela i Mercenari occupano confusamente la scena dispersi in gruppi. Squilli interni,
CORO
ìf3^!! E tube, le tube! - Già lascia la selva Ij^^La preda fiutando - nell'ombre la belva. lyllsfDei fuochi notturni - l'incerto baglior Coi raggi combatte - del giorno che muor.
Più di Cartagine - non morde l'angue: La lancia numida - lo fulminò. Alla vendetta - ci chiama il sangue, Che il labbro punico - a noi succhiò.
Cadranno infranti - dell'armi al lampo Le case e i templi - dell' oppressor. Dov'è Cartagine - sorgerà il campo Del mercenario - vendicatori...
(i Mercenari si disperdono in varie direzioni)
SCENA IL -
Mathos esce dalla sua tenda agitato e guarda verso Cartagine.
Essa è là!... Qual sarà fra tante stelle Quella, in cui fissi più sovente il guardo ? Fra i silenzi notturni udrà il ruggito Lontan del fiero pardo? O, spaziando per la rea campagna, Contro al fuoco maggior della mia tenda Fulminerà l'imprecazione orrenda?
22
Pace... pietà! - vergiti divina,
Non mi fuggir cosi! Passa come ombra - a me vicina,
Prima che spunti il dì ! Il labbro mio - non turberà
L' immacolato velo ... Ma appaia a me - la tua beltà,
Come fulgor di cielo !
(animandosi con esaltazione)
»Oh visione eterea !
»Mi par che a me t'appressi...
»L'onda m'avvolge e inebbriami
))Dei tuoi celesti amplessi...
» Ove segnasti l' orma,
))Diva in umana forma ?
»È pregno l'aer de' balsami
»Del dolce tuo respir...
» Vien!... che più tardi? Io voglio
;>Sul seno tuo morir!...
(Matlios rimane come assorto in una visione. S'ode uno squillo di tromba, ed un grido ri- percosso dalle scolte lontane. Poco dopo apparisce dal fondo Salammbò scortata da un le- gionario. Ha il viso nascosto in un fitto velo. Matlios si volge, le si accosta palpitante di emozione, e fa cenno al soldato di allontanarsi ; indi l'afferra per una mano e la trae viva- mente al proscenio)
SCENA III. Mathos e Salammbò,
MATHOS
A che vieni? Chi sei?
SALAMMBÒ (con calma dignitosa)
Riprender voglio Di mia man lo zainfo, il sacro velo Depredato da te. Mira e comprendi !
(si scopre) MATHOS
Tu qui? Numi! ti scosta...
Menzognera vision... no... delle tue
Carni il fremito io sento... ombra non sei...
Di qual luce m'innondi!...
A me... a me! Chi mi contende or più
Bever l'anima tua co' baci miei?
SALAMMBÒ
Sacrilego sospir !
Vuoi tu vedermi a' piedi tuoi morir ?
Penetrasti una notte, ai biechi lumi Delle torri incendiate, i miei giardini.., Sfolgoravan,. rubati a5 patrii Numi, Sul tuo fronte fatai gemme e rubini; Eri bello, eri forte e vincitor... Te ne rammenti tu? T'odio da allor!
MATHOS
Mercè! mercè!
SALAMMBÒ
(incalzando)
T'odio da allor, che nella coppa d'oro Ti versai del perdon la sacra stilla; Dall'empia notte, in cui la mia pupilla Profanar ti mirava il gran tesoro. Come un serpe strisciavi, o predator... Te ne rammenti tu? T'odio da allor!
MATHOS
M'odii, m'odii, fanciulla ? eppur cotanto Odiar non mi puoi, siccome io t'amo. Non ha gaudio il tuo ciel pari al mio pianto, Se, diserto di te, sul cor ti chiamo.
Col tuo sandalo d'or premi il mio seno, Pur ch'io possa mirar entro al tuo vel. M'ardi viscere e cor col tuo baleno... Ogni strazio, che dai, diventa il ciel!
SALAMMBÒ
(agitata e combattuta da contrari affetti)
»No!... cosi non parlarmi... deh serba «Tutta l' ira d'un' alma superba. »Non mi render l'orror di mia gente... »Per pietà non parlarmi d'amor !
MATHOS • .
(con crescente entusiasmo)
»Ma guardami, ma guardami, «Raggiante immacolata... »Fammi d'ebbrezza al fascino «Degli occhi tuoi languir!
24 . <
»Per te falciati ho i popoli,
»La patria tua violata,
»Sol per potere all'estasi
»De' baci tuoi salir ! »Per te, fanciulla, sprezzerò la gloria, »I1 fascino divin della vittoria : )>A1 lampo di tue luci, o gaudio mio, »Tutto il passato spargerò d'obblio!
(il cielo si oscura. Odesi in lontananza muggire il tuono) SALAMMBÒ
Ah taci per pietà !
MATHOS
Di là da Gades, Lontan... nel mare un'isola si culla. Là ride primavera eterno un riso Di verzura, di luce e di profumi. Vieni : là un aere Spira sì dolce Che non si muor.
Là... in cristalline Grotte son sparse Morbide sabbie d'or.
Vieni ! vivremo Come due fiori Sovra uno stel.
Vivremo errando Come due stelle Amoreggiami in ciel!
SALAMMBÒ (quasi vinta)
Da forza arcana Mi sento a incognite Etre innalzar.
Soave ebbrezza M'invade l'anima... Sembrami di sognar!...
(ad un tratto si scuote, e si stacca dalle braccia di Mathos)
E il padre mio, la patria tradirò?... No!... salvarla giurai. La salverò!
(entra risoluta nella tenda, n' esce col sacro velo e cerca rapidamente involarsi. Matho3 si slancia e le sbarra il passo)
^5
MATHOS
Che fai tu ? che fai tu ?
SALAMMBÒ
Riedo a Cartago.
MATHOS
(in atteggiamento terribile)
A Cartagine tu?... Pietra nè palma Non resterà del tuo funesto nido ! Le tue triremi vogheran nel sangue... Non tentar di fuggir, donna, o t'uccido ! . . ,
(afferra Salammbò che tenta invano sfuggirgli) SALAMMBÒ
Ah! qual m'investe nembo infocato... Moloch!... tu m'ardi... mi lascia.:, va!...
MATHOS
Vien... de' tuoi baci sono assetato... Tu m'appartieni... non ho pietà!
(la trascina nella tenda. Il tuono scroscia con violenza. Si scatena un uragano. Nel fondo fre- quenti sprazzi illuminano sinistramente la scena. Sono i Cartaginesi che hanno incendiato il campo dei Mercenari. Si odono grida e squilli di trombe. Battaglia. L' uragano dopo aver imperversato con la massima violenza, a poco a poco si calma. Le nubi si diradano e si vede il Foro di Cartagine)
ATTO TERZO
PARTE SECONDA.
Il Foro di Cartagine.
SCENA PRIMA.
CORO . .. ...
a tregua, la tregua ! - La punica Dea
Il vel delle paci - vestì sull'altar.
Del sommo suffita - l'aurata galea
I moli costeggia - strisciando sul mar.
. .. . . (Il popolo si accalca verso i moli)
Ei vien, ei vien. Ad Amilcare gloria.
Al folgor dei deserti,
Al leone del mar! Sulla sua prora aleggia la vittoria.
(Amilcare si avanza seguito da duci e nocchieri. I Pontefici di Tanit, di Moloch e di Eschmùn con gli Anziani gli muovono incontro)
AMILCARE
Qui sta Cartago ancor : ma dove sono
I figli suoi?... quei che guidai sui piani Di Bruzio, e trionfator sulle rovine Feci di Metaponto e d' Eraclea ?
Qui sta Cartago ancor : ma perchè oscuro
È il tempio della Dea ?
Nelle sante visioni
Scorto ha il profeta del navilio mio
II sacro vel dai barbari Travolto sotto al piè.
Dov'è Tank?... e Salammbò dov'è?
SCENA IL
27
Alle ultime parole di Amilcare, Salammbò entra lentamente seguita da Taanach e dalle Sacerdotesse di Tanit.
SALAMMBÒ (al padre)
Benedizion su te !
AMILCARE
Il sangue in me non parla ancor. La casta Sacerdotessa di Tanit sei tu ? Il velo della Dea ?
SALAMMBÒ
Lo rendo a te !
(apre il manto, spiega il suo zainfo e lo porge ad Amilcare che lo consegna ai Pontefici)
CORO
(con entusiasmo)
Il sacro vel ! Salva Cartagine è !
(Amilcare si avvede del pallore di Salammbò ; la prende per mano e la trae in disparte) AMILCARE
Ma tu sei pallida... - gelida stilla
Dalla tua fronte gronda... Perchè serena - la tua pupilla
Non fai che a me risponda? Perchè quel velo - cingeati il fianco?
Chi lo rendeva a te ?
SALAMMBÒ (con angoscia chinando il capo)
Non imprecarmi! (sento che manco!) O padre mio, mercè !
AMILCARE
Maledizione !
(squilli improvvisi risuonano. Commozione generale)
Gli ambasciator dei barbari !
SALAMMBÒ ; ____ _1 1
»Oh ciel !
AMILCARE
(piano a Salammbò)
»Non ti tradir !
28
TAANACH
(tra sè)
»Io lo vedrò!...
CORO
«S'avanzano.
SALAMMBÒ
))Mi sembra di morir !
(entrano Mathos, Narva ed altri duci dei mercenari preceduti da araldi che portano palme e rami d' ulivo)
SCENA III.
MATHOS
(ad Amilcare)
Amilcare sei tu. Il lampo basta della tua pupilla
A palesar l'eroe
Di Metaponto, E il genio della punica virtù.
AMILCARE
A noi che chiedi ?
MATHOS
Pace !
Un popolo di morti Sui nostri campi insanguinati giace.
Delle legion superstiti, E di Cartago puoi salvar le sorti.
AMILCARE
Pace dicesti; e quale Per te, pe' tuoi Pei futuri dar pegno a me sai tu?
MATHOS
Dei duci il sacro giuro;
E torneranno ai punici vessilli.
Pegno d'eterna fede,
Delle due Libie il re
Di Salammbò la mano al padre chiede.
(stupore generale) SALAMMBÒ (tra sè con ira)
Ah! il vii gregario!... e tanto osare ei può?
29
NARVA (ad Amilcare in disparte)
Vuoi della mia Numidia A mille aver gli ostaggi, Del mercenario barbaro A vendicar gli oltraggi ?
Li avrai. Saran manipoli, Legioni al nuovo dì; Ma non chiamar tuo figlio Chi il sacro vel rapi.
AMILCARE
(a Narva)
Ahi! la tua voce ottenebra Per me del cielo i raggi. Colui l'autor sacrilego Fu dei nefandi oltraggi... Colui copri d' infamia I gloriosi di, Nè di Tank la folgore Ancor lo incenerì!
MATHOS (a Salammbò)
Ai tuoi ginocchi supplice Come del sole ai raggi, Io saprò venia chiederti Degli impeti selvaggi. Scaccia le ree memorie Di quel funesto di. Perdona a un cor, che in lagrime Troppo t'amò e soffri!
SALAMMBÒ (a Mathos)
Me soggiogava il fascino De' lampi tuoi selvaggi : Sparve Y incanto all' impeto De' tuoi crudeli oltraggi. Io sento ancor lo spasimo Di quel funesto di. Tra noi dell'odio il baratro L'amplesso infame aprì.
3o
TAANACH
. (a Narva)
Invan per lei s'accendono I tuoi desir selvaggi: Invan su lei convergono D'ogni tuo sguardo i raggi. Col tradimento giungere Speri ai sognati di : Ma non potrai contenderla A chi il suo cor feri.
POPOLO e SOMMI SACERDOTI '
Mistero ! un velo ottenebra I rai di tanto dì. Romba lontan la folgore : Un baratro s'apri. ~
SACERDOTESSE
Dell'uom funesto al giungere La Diva impallidi. E la sua man sacrilega, Che il sacro vel rapì.
GUERRIERI
(ad Amilcare)
Con noi della Numidia A mille avrem gli ostaggi, Del mercenario barbaro A vendicar gli oltraggi. • Verran. Saran manipoli, Legioni al nuovo dì; Ma non chiamar tuo figlio Chi il sacro vel rapì.
AMILCARE (con solennità)
I patri fati giudice Pronunzi Salammbò.
(si volge alla figlia)
Vuoi di costui sul talamo Le sacre paci ?
SALAMMBÒ (con impeto)
No!
Su questa stirpe rea L' immacolata Dea
Tutte per me le folgori Dell' ira sua scagliò !
AMILCARE, SALAMMBÒ, TAANACH ed il CORO
Strage, incendio, battaglia, rovina ! Della tregua sieri franti i legami ! Dell'ulivo si tronchino i rami, Pera il Libio, o Cartago cadrà. Pria che arrendersi, schiava latina Tornar possa l'eccelsa città!
Strage, incendio, battaglia, rovina ! Della tregua sien franti i legami ! Dell'ulivo si tronchino i rami, Guerra e fuoco all' infame città ! Come folgor d'un' ira divina L'asta libia tremenda sarà!
Il fuoco delle Erinni Le tue perfide carni avvolga ed arda!
Maledetta tu sia Forte negli odi, e nell'amar codarda !
(Mathos e gli ambasciatori si allontanano sdegnosamente dopo aver spezzati e gettati ai piedi di Amilcare i rami d'ulivo. I Cartaginesi imprecano minacciosi. Quadro. — Cala. la tela).
MATHOS
(a Salammbò)
ATTO QUARTO
— <§■ — PARTE PRIMA'.
Le stanze di Narva nel palazzo di Amilcare.
SCENA PRIMA.
CORO INTERNO
&6£3fi loria! vittoria! L'elefante punico f^^^gLa barbara falange esterminò, fl^iyt II mercenario libico L'ombra appena di sè laggiù lasciò. Strage! vendetta! Il prigionier s'uccida,
E il gran Numida Abbia in premio la man di Salammbò!
NARVA (entrando vivamente)
La man di Salammbò!... La lancia mistica Del rito a me porgea. L'un contro l'altro La sacra lana ci ha raccolti i polsi : E il farro la gran Dea, come soave Pioggia d'oro, in capo a noi versò. La man di Salammbò!...
Del mio fatato aereo Sogno, o celeste amor, Il bacio mio per cogliere Sta il sospirato fior.
Sulle tue labbra turgide, Sul tuo disciolto crin Paradisiache lagrime Potrò versare alfin.
No! dei deserti il Dio, Dell'oasi sacra il re Delirio pari al mio Provar non può per sè.
Vien ! che più tardi a sciogliere Il desiato vel ? Impazienti attendonci Le voluttà del ciel !...
Qual uom, qual Dio A Narva ornai ti può contender ?
SCENA IL
TAANACH
(improvvisamente)
«Io!...
»Non mi conosci più ?
NARVA
»Numi ! tu qui ?
TAANACH
»Io stessa ! «Io, che schiava fatai della tua Diva,
» Ombra furtiva, «Ne veglio i passi e i palpiti ne spio,
»Sol perchè dessa »Non sia, codardo, al bacio tuo concessa.
NARVA
«Dell'oasi libia - sarai regina, «Cento avrai popoli - proni al tuo pie... »La mano a scelta - a te destina »I1 gran Numida - di prenci e re.
«Ma non contendermi - l'aurata via, «Ombra non sorgere - fra questi amor ! «Scorda eh' io viva - scorda eh' io sia «Quel, per cui palpiti - ebbe il tuo cor!
TAANACH
«Ch' io scordi, ingrato, - e in premio provi «Schiava del regno - le voluttà ? «Perchè il mio spirito - pria non rinnovi? «E vii delirio - la tua pietà.
«Scordar tu prima - tu solo dèi «Questa del Libio - tetra deità.
34
NARVA
» Vaneggi, o donna? -
TAANACH
»Non sono i miei «Folli deliri... - Tua non sarà. »Essa non t'ama... - Io n'ho spiata «L'ansia notturna, - le ho letto in cor... «Sul petto al Libio - 1' ho abbandonata «Ebbra di lagrime - folle d'amor.
NARVA
«Infame, infame! -
TAANACH
«E tu, insensato, «Speri distruggere - un ver fatai ? «Son vendicata! - ora il mio fato «Attendo impavida - dal tuo pugnai!
(Narva retrocede, indi le si scaglia contro) NARVA
«La folgor dei Numi «Piombi, o vii, per mia mano su te !
(Narva con una mano ghermisce Taanach, e con l'altra la minaccia del pugnale. Sopravven gono Guerrieri Cartaginesi e Numidi che lo trattengono)
SCENA III.
CORO
«Ardono i tripodi: «Là nell'Acropoli «Svegliato è l'angue. «A che la candida «Regal tua clamide «Macchiar di sangue?
NARVA
(additando Taanach)
«Folle è costei. Colà « ia tratta ove non veda il giorno più!
35
CORO
»Alle celle la Nubia !
TAANACH
«Aita !... ah !...
(il Coro esce da sinistra traendo seco Taanach. Narva si allontana rapidamente da destra. - Cambia scena).
ATTO QUARTO
PARTE SECONDA.
Terrazzo del tempio di Khamon.
SCENA PRIMA.
Citaredi, Nocchieri, Guerrieri e Popolo invadono festosamente la scena.
TUTTI
cimbali vibrino, ISJSl Le citare, i crotali Concitino i sensi !
Le faci si accendano Nei boschi, sui tripodi Si spandano incensi!
CITAREDI
E Sicule e Liguri S'accampin, folleggino Nell'agro scoperto...
Le mistiche Dive Dall'ombre lascive Ci manda il deserto.
LE FANCIULLE
Al suono dei fibuli All'aure si spieghino
I fulgidi veli!
I giri s' imitino Degli astri, che danzano Nei limpidi cieli !
TUTTI
Cartagine ha vinto!
II barbaro estinto Fra i tumuli giace.
La figlia d'Amilcare S' impalma al gran Numida, Emblema di pace.
SCENA IL
37
Marcia. - Aprono il corteggio le Guardie della legione sacra. Indi a passo lento s'inoltrano i Sacerdoti di Khamon, di Eschmùn, di Moloch, di Cerere e di Rabetna. I suonatori dei timballi sacri precedono le Sacerdotesse di Abbadir. Portatori d'incensi e profumi. Vessilliferi con insegne sacre e Cartagi- nesi. Schiavi. Guardie. - In una ricca lettiga Salammbò con Narva ed Amilcare ai fianchi. Dietro lei le Sacerdotesse negre di Tanit. - Salammbò scende, e con Narva ed Amilcare prende posto alla mensa.
TUTTI
Allori, mirti e fior Sui dolci passi ai giovani amatori
NARVA
(alzandosi e porgendo il calice alle Schiave, che versano i vini)
Nella patera d'or
Versa dall'anfore L' inebbrìante umor,
Che i Divi stillano ! Preluda a noi nel sen,
Celeste simbolo, Del desiato imen
L'estasi eterea !
AMILCARE ed il CORO
Nella patera d'or
Versa dall'anfore L' inebbrìante umor,
Che i Divi stillano ! Preluda a voi nel sen,
Celeste simbolo, Del desiato imen
L'estasi eterea !
(a tutta questa scena di gioia, Salammbò rimane estranea, quasi assorta in una idea fissa. I canti del brindisi ad un tratto sono interrotti da grida che si odono dall'interno. Poco dopo irrompe in scena Mathos inseguito da un'orda feroce, e giunto sotto il palco di Salammbò, si ferma estatico a mirarla)
AMILCARE e i SACERDOTI
A Mathos morte!
TUTTI
(meno Salammbò)
Morte !
38
MATHOS
Guardarti e poi morir!.,.
Estasi eterea ! Del ciel mi sai tu aprir
Gli spazi fulgidi.
SALAMMBÒ
(con agitazione soffocata)
Mi sembra di morir!...
L'anima m'agita Un palpito, un sospir
Nuovo, terribile !...
AMILCARE, NARVA ed il CORO
Il vii qui dee perir...
Lo vuol Cartagine. Sia l'ultimo martir
Fiero, terribile!
AMILCARE
Pontefice d' Eschmùn, delle divine Ire ministro, il tetro Dio ti chiama. Afferra il Libio per 1' orrendo crine,
E piantagli nel petto
La funeral tua lama !
(il Pontefice designato ai sacrifizi si avvia verso Mathos. Salammbò sorge con mòto repentino e convulso. Il Sacerdote si arresta)
(con forza)
Ebben morrà!... ma per mia man. Vendetta A me si spetta,
Più che ad altri, compir sovra costui.
(scende dal rialzo ; indi innosservata lascia cadere nel calice alcune goccie racchiuse in un grande anello. Si accosta a Mathos)
SALAMMBÒ (piano a Mathos)
Versa sul labbro languido La dolorosa stilla, V'ha l'ultima sua lagrima Pianta la mia pupilla. Essa per me ti dica, Come aspettata amica, Che, quanto odio credea, Altro non fu che amor. Se fui crudel, più rea Non è chi teco muor !
(beve ; indi porge il nappo a Mathos)
( 39
Avvelenato è il calice. Qui cessa ogni dolor !
MATHOS
(con entusiasmo)
Non è soffrire!... è un'estasi Morir con te d'amor!
SALAMMBÒ
(dopò aver tolto a Mathos il calice, e gettatolo a terra, si volge a tutti)
Del fiero Libio sciogliere M'è dato or le ritorte...
f scioglie i ceppi di Mathos)
Sul labbro suo la morte Il nappo mio versò, E coL veleno stesso Spenta per lui cadrò!...
AMILCARE
(slanciandosi insieme a Narva)
Figlia !
SALAMMBÒ (morente)
Lo amava!... Patria... Nè padre... or più non ho...
(muore)
NARVA
(con disperazione)
Morta ! morta !
TUTTI
(sottovoce)
Non ha più stelle di Tank il vel !
SACERDOTESSE
Piovon dagli astri lagrime In meste fila d'or...
(Amilcare fa cenno agli schiavi, che trascinano con violenza Mathos morente) (Quadro. — Cala lentamente la tela).